- 01 May 2026 08:00 - Le mappe mensili della sismicità, aprile 2026
Mappa dei terremoti avvenuti in Italia e nelle aree limitrofe dall’1 al 30 aprile del 2026.Sono stati 1217 gli eventi registrati dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale dall’1 al 30 aprile 2026, un numero in diminuzione rispetto al precedente mese di marzo, con una media che scende da 51 a poco più di 40 terremoti al giorno, tornando sui valori degli ultimi mesi del 2025 e di gennaio 2026. Dei 1217 eventi registrati, 139 terremoti hanno avuto una magnitudo pari o superiore a 2.0 e 24 eventi magnitudo pari o superiore a 3.0.
Durante il mese di aprile non sono stati registrati terremoti di magnitudo superiore a 4 sul territorio nazionale e neanche nelle aree limitrofe. Gli eventi di magnitudo maggiore sono avvenuti in Slovenia e Montenegro il 16 e 21 aprile, entrambi di magnitudo ML 3.8. Il 14 aprile è stato registrato un evento di magnitudo ML 3.7 lungo la Costa Siciliana sud occidentale nei pressi di Mazzara del Vallo (Trapani).
Le mappe, insieme ad altri prodotti del monitoraggio, sono disponibili sul sito dell’Osservatorio Nazionale Terremoti e sul Portale Web dell’INGV.
La rubrica “I terremoti del mese” è a cura di M. Pignone (INGV-ONT) .
Vai alla notizia - 29 Apr 2026 09:54 - Il disastro della centrale nucleare di Chernobyl e l’ipotesi scartata del terremoto come causa scatenante
Sono trascorsi quarant’anni dall’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986. In questo articolo ripercorriamo l’accaduto e l’ipotesi, completamente infondata, del terremoto come causa scatenante dell’esplosione al reattore.
L’incidente alla centrale nucleare
È stato assodato che l’incidente fu dovuto a una serie di concause, legate ad alcuni errori manifestatisi durante un test di funzionamento. Le indagini ufficiali, come quelle condotte dall’International Atomic Energy Agency (IAEA), attribuiscono il disastro a una combinazione di difetti di progettazione e ad alcune violazioni procedurali durante un test di sicurezza.

Quarto reattore distrutto della centrale nucleare di Chernobyl, coperto dal sarcofago di cemento – 2001 (Ansa) Tuttavia, alcuni anni dopo l’incidente, emerse la “teoria del terremoto”, in cui si attribuiva a un evento sismico naturale la responsabilità del disastro. Sembra che questa teoria sia stata proposta per la prima volta nel 1996, dopo la pubblicazione di un articolo di Vitali Pravdivtsev intitolato “Chernobyl: 10 anni dopo” nel numero di dicembre della rivista “Technika – molodezhi”. Secondo la tesi sostenuta nell’articolo, il reattore sarebbe stato danneggiato da un’esplosione avvenuta in seguito a un terremoto localizzato vicino alla centrale nucleare alle 01:39 del 26 aprile 1986 (ora di Mosca, ore 23:39 italiane del 25 aprile). Altri articoli con conclusioni simili a quello del 1996 furono pubblicati anche nel 1997 e nel 2000.
L’ipotesi del terremoto
L’ipotetico terremoto, peraltro molto piccolo, sarebbe avvenuto tra i 10 e i 16 secondi prima della prima esplosione al reattore 4 della centrale. Era stato registrato da tre stazioni sismiche poste a oltre un centinaio di chilometri a ovest dall’impianto nucleare, mentre l’epicentro era stato localizzato in prossimità della centrale stessa.

Mappa con le tre stazioni sismiche (triangoli neri) poste a oltre un centinaio di chilometri a ovest dall’impianto nucleare, la localizzazione del terremoto (cerchio nero) e la centrale nucleare (quadrato nero). La teoria dell’origine sismica dell’incidente e i dati a supporto di questa tesi vennero poi esaminati in dettaglio da fisici nucleari e geofisici, esperti che verificarono il contenuto e le informazioni dell’articolo del 1996, trovando una grande quantità di errori. Nonostante ciò, sembra che l’autore dell’articolo, Pravdivtsev, non abbia mai provato a contestare le conclusioni degli esperti.
Inoltre, va ricordato che negli anni ‘80 il monitoraggio sismico era condotto con sismometri analogici e registrazione su carta, che non consentivano analisi approfondite dei segnali registrati.
Successivi approfondimenti hanno chiarito che la teoria del terremoto non fosse plausibile. Tra le anomalie riscontrate nei lavori sopra citati, le più macroscopiche riguardavano i seguenti aspetti:
- la rivalutazione del tempo origine del presunto terremoto, che venne rivisto, risultando coincidente o successivo a quello dell’esplosione;
- il fatto che i sismometri non avessero rilevato un chiaro segnale sismico associato a un vero terremoto;
- che nessuno avesse riportato di aver avvertito lo scuotimento prima delle esplosioni;
- la magnitudo dell’ipotetico terremoto era piuttosto bassa e non avrebbe potuto causare problemi alle strutture della centrale.
La figura sopra riportata è la traccia del sismogramma della stazione sismica di Norinsk, la più vicina alla centrale di Chernobyl, che comunque dista circa 100 km da questa: si notano due segnali che sono stati interpretati come le due esplosioni principali avvenute il 26 aprile del 1986 alla centrale nucleare (da: Analysis of the Version “Earthquake is the Cause of the Chernobyl Accident”).
Dallo stesso rapporto è tratta anche la figura con le registrazioni delle tre stazioni sismiche considerate nello studio del 1996.

Riportiamo di seguito alcuni articoli e rapporti che parlano dell’incidente all’impianto nucleare e descrivono in particolare la presunta “teoria del terremoto”:
The Chernobyl Accident: Updating of INSAG-1
Raccolta di Seiko Suga, 2005 (risorsa in lingua giapponese)
NUREG-1250, “Report on the Accident at the Chernobyl Nuclear Power Station.”
A cura di Alessandro Amato, INGV.
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Vai alla notizia - 24 Apr 2026 12:07 - Evento sismico al largo della costa meridionale di Creta (Grecia), 24 aprile 2026
Alle ore 03:18 UTC odierne, 5:18 italiane, un terremoto di magnitudo Mwp 5.8 è stato localizzato nel settore Meridionale del mar Mediterraneo. L’epicentro del terremoto è stato localizzato vicino alla costa sud-orientale dell’isola di Creta ad una profondità dell’ipocentro di 15 km. Alle 9:40 UTC, 11:40 ora italiana, del 24 aprile 2026, 42 eventi di magnitudo maggiore a 2 sono stati localizzati nello stesso tratto di costa; rilevanti sono: quelle delle 8:58 UTC di magnitudo 5.0, 9:26 UTC di magnitudo 4.7, quelli delle 5:28 e 6:14 UTC rispettivamente di magnitudo 4.1 e 4.0.
Il 12 ottobre 2021 un terremoto di magnitudo 6.3 colpì lo stesso tratto di costa dell’isola.
In figura sono rappresentati i Forecast-point teorici (triangolini verdi) nei quali vengono stimati i livelli di allerta. Le isocrone (curve concentriche che partono dall’epicentro) rappresentano i tempi di propagazione teorici dello tsunami stimati nella simulazione rapida (Foto CAT-INGV).
La magnitudo dell’evento delle 3:18 UTC e la localizzazione ipocentrale, alla base del sistema decisionale della matrice, hanno attivato il servizio del Centro Allerta Tsunami che alle ore 03:24 UTC, ha inviato un messaggio INFORMATIVO (INFORMATION) al Dipartimento di Protezione Civile ed ai Paesi del Mediterraneo che ricevono i servizi del CAT-INGV (Fonte: Centro Allerta Tsunami INGV).
Vai alla notizia - 23 Apr 2026 07:53 - Esercitazione 2026 del Gruppo Operativo SISMIKO nella Marsica
Dal 24 al 27 marzo 2026, l’Abruzzo è stato teatro dell’esercitazione sismica denominata “EXE SISMA AVEZZANO”, che ha visto impegnato il Gruppo Operativo (GO) SISMIKO dell’INGV nel territorio della Marsica. Quest’area, tristemente nota per il devastante terremoto del 13 gennaio 1915 (Mw 7.0, XI MCS), è stata scelta per la sua elevata pericolosità sismica e per il contesto sismotettonico ampiamente studiato.
L’esercitazione si inserisce nell’ambito del Progetto Centro Italia DL50, un piano strategico finalizzato al potenziamento delle infrastrutture di monitoraggio e al rafforzamento delle capacità operative dei gruppi di emergenza dell’INGV. Tra gli obiettivi principali rientrano l’acquisizione di nuova strumentazione, la formazione del personale e la verifica sul campo delle procedure di intervento.
Il GO SISMIKO è una delle componenti fondamentali dell’INGV nella gestione delle emergenze sismiche. La sua missione principale è garantire la rapidità di intervento per l’installazione e la gestione di stazioni sismiche temporanee, a supporto della rete sismica permanente. Questi strumenti mobili risultano essenziali durante le crisi sismiche, poiché raccolgono dati in tempo reale a supporto delle analisi scientifiche, consentendo di avere un quadro più preciso della sequenza sismica in corso e della sua evoluzione spazio-temporale.

Distribuzione geografica delle sedi INGV con presenza di personale SISMIKO; per ciascuna sede sono indicati il numero di operatori e la disponibilità di strumentazione. L’esercitazione ha simulato uno scenario di emergenza sismica, con l’obiettivo specifico di testare sul campo tempi di risposta, procedure operative e capacità di coordinamento tra tutte le componenti coinvolte.
Per affrontare questo scenario, circa 60 operatrici e operatori, tra tecnici, ricercatori e tecnologi provenienti da diverse sedi INGV hanno lavorato congiuntamente. Un elemento importante di integrazione è stata la partecipazione del personale del Servizio di Reperibilità della Rete Sismica Mobile dell’INGV di Roma.
Le attività sono iniziate con una fase preparatoria in sede, focalizzata sulla formazione del personale, sull’organizzazione operativa, sull’assegnazione della strumentazione e dei mezzi.

Fase di formazione del personale dedicata alle procedure operative. La pianificazione della Rete, definita in modo ideale per testare procedure operative senza sismicità reale o simulata, ha utilizzato applicativi cloud GIS specifici per la condivisione e la mappatura dei dati.

Mappa dell’area relativa all’esercitazione EXE SISMA AVEZZANO 2026. Sono presenti simboli relativi alla sismicità dell’area dal 31/07/2024 al 25/03/2026 (cerchi arancioni con dimensioni proporzionali alla magnitudo), stazioni sismiche permanenti e temporanee (quadrati colorati): funzionanti (verde), parzialmente funzionanti (arancione), guaste (rosso) e senza canali aperti (nere), stazioni della rete RAN (quadrati blu), epicentro simulato per l’esercitazione (stella arancione con fondo nero) e stazioni pianificate dal Gruppo di Coordinamento di SISMIKO (triangoli arancioni con fondo nero). Fin dal primo giorno, le operazioni si sono sviluppate in parallelo: dopo una sessione iniziale in sede sulla configurazione e sull’allestimento delle stazioni, le squadre hanno operato sul territorio per le installazioni, mentre da remoto si monitorava in tempo reale il flusso e la qualità dei dati. Questa integrazione tra attività sul campo e gestione da remoto è stata cruciale per simulare l’intero ciclo operativo di un intervento in emergenza.
Le installazioni sono state effettuate in contesti ambientali molto diversi – da centri abitati a zone rurali e isolate – e hanno richiesto adattamento e decisioni rapide degli operatori, sia dal punto di vista logistico che tecnico. Inoltre, le condizioni meteorologiche avverse che hanno caratterizzato i giorni dell’esercitazione hanno reso le attività più impegnative ma anche più realistiche.

Esempio di installazione di una stazione sismica portatile di ultima generazione; il prototipo di allestimento è stato realizzato dal personale della sede di Roma appositamente per il Progetto Centro Italia DL50. La fase finale dell’esercitazione è stata dedicata al recupero della strumentazione seguita da un debriefing finale. Questo momento di confronto e discussione è stato cruciale per analizzare sia gli aspetti positivi che le criticità emerse, fornendo spunti fondamentali per migliorare le procedure e le attività future.
Per riportare il lavoro tecnico al suo contesto reale, l’esercitazione si è conclusa con un’escursione nei principali siti che testimoniano l’attività sismica nel territorio marsicano, tra il borgo medioevale di Alba Fucens e la Cava di Venere in località Gioia dei Marsi, dove è stato possibile osservare direttamente le tracce dei processi geologici e delle faglie attive nell’area.

Escursione finale con sopralluogo e analisi dell’area dove sono presenti evidenze in superficie delle faglie attive presso la località Cava di Venere. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del GO SISMIKO (https://sismiko.ingv.it), nella sezione esercitazioni.
a cura di M. Pastori, S. Falcone, A. Nardi, P. Roselli, E. Eva, I. Munafò, S. Pondrelli, R. Tondi e il GdL Sviluppo di Prodotti di Supporto al Comitato di Coordinamento del GO SISMIKO.
Si esprime un sentito ringraziamento a tutto il personale coinvolto per la partecipazione attiva e la professionalità dimostrata, a Salvatore Mazza per il contributo tecnico-scientifico e ai colleghi Fabrizio Galadini, Emanuela Falcucci e Stefano Gori, per il valore aggiunto apportato nell’ambito dell’escursione.
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Vai alla notizia - 20 Apr 2026 14:44 - Evento sismico al largo della costa di Honshu (Giappone), 20 aprile 2026
Un terremoto di magnitudo (Mwpd) stimata dall’INGV 7.5 è stato localizzato oggi, 20 aprile 2026, alle ore 07:53 UTC (16:53 ora locale; 09:53 ora italiana), in Giappone, a largo dell’isola di Honsū (sulla quale sono situate, oltre alla capitale Tokyo, alcune delle città più grandi ed importanti del paese). Il sisma è avvenuto ad una profondità stimata di circa 29 km alle coordinate Latitudine 39.65, Longitudine 143.14.
Tratto di costa interessato dalle variazioni del livello del mare, contraddistinto per livello di allerta (fonte: JMA)Il Japan Metereological Agency (JMA) ha emanato un’allerta tsunami locale Warning per attese variazioni del livello del mare fino a 3 metri di altezza.
Alle ore 08:34 UTC (10:34 ora italiana), il JMA ha comunicato che il livello del mare misurato al mareografo di Kujiko è di 80 cm superiore alla media. Diversi mareografi collocati lungo la costa nord-est del Giappone – gestiti dalla rete locale di osservazione della Japan Meteorological Agency – hanno rilevato anomalie del livello del mare nell’ordine di 30 e 40 centimetri (ad es. Urakawa; Hachinoheko ecc.). A seguito di queste misure delle anomalie del livello del mare, il JMA ha declassato l’allerta in allerta advisory.
Il Giappone adotta una codifica differente da quella usata dal CAT-INGV per i livelli di allerta:
a) un’allerta tsunami locale Major (corrispondente al nostro livello di allerta Watch) per attese variazioni del livello del mare di circa oltre 3 metri di altezza. Questo livello di allerta non è stato diramato in questa situazione.
b) un’allerta tsunami locale Warning (corrispondente al nostro livello di allerta Watch) per attese variazioni del livello del mare comprese inferiori a 3 metri di altezza nelle prefetture adiacenti l’epicentro del sisma (Iwate, Aomori, Hokkaido)
c) un’allerta tsunami locale Advisory (corrispondente al nostro livello di allerta Advisory) per attese variazioni del livello del mare inferiori a 1 metro di altezza diramata nelle prefetture più distanti dall’epicentro del sisma (Fukushima, Miyagi, nord-Hokkaido).Fonte: Centro Allerta Tsunami INGV
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